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Parmenide

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Parmenide fu uno dei più grandi filosofi antichi. Viene spesso presentato in opposizione ad Eraclito, anche se questo non è vero. Vi sono sicuramente grandi differenze di pensiero tra i due, ma non sono agli antipodi, anzi si ritrovano anche analogie in alcuni elementi.
Parmenide è considerato uno dei filosofi della scuola eleatica. Scuola italiana che nasce ad Elea, città greca all’epoca. Possiamo dire che è stato il primo filosofo importante che nasce in Italia.
Di Parmenide non abbiamo, purtroppo, molte fonti letterarie. Un delle più importanti, è un poema, intitolato “sulla natura”, come era di consuetudine all’epoca. Il presenta, purtroppo, dei passaggi oscuri e non del tutto espliciti, pertanto a volte non è di facile interpretazione, ed ancora oggi ci sono questioni aperte su cosa intendesse dire Parmenide nel suo testo.

Parmenide.

Nacque in Campania, e visse tra il 515 a.C. e 450 a.C. E’ forse stato il più importante esponente della scuola eleatica. La scuola che ha dato il via all’ontologia, che è lo studio dell’essere.
Nel suo poema, “sulla natura”, Parmenide immagina di compiere un viaggio, e di arrivare al cospetto della dea Dike, la dea della giustizia. Ella gli spiega che per conoscere esistono due vie:
– la via della verità (aletheia), che si basa sulla ragione.
– la via dell’opinione (doxa), che si basa sui sensi.

Molto spesso, quando è in atto una discussione, si confrontano opinioni diverse senza per forza arrivare a una conclusione, a una verità. Però, ci sono anche casi in cui la verità sembra emergere in maniera limpida. Se, per esempio, ti chiedono quanto fa 1 + 1, è facile che risponda 2, e difficile, che ti dicano che abbia torto. Il risultato sarà sempre il medesimo, aldilà che tu sia di buono o cattivo umore. Questa è una verità su cui non si può discutere. E’ una verità di ragione che tutti accettano.
Quindi ci sono delle verità, con la v minuscola, discutibili. E ci sono Verità, con la V maiuscola, che invece sono accettate da tutti e che nessuno può contestare.
Quando uso la ragione, arrivo ad una Verità che tutti accettano. Quando invece uso i sensi arrivo ad affermazioni che per me sono vere, ma che per un altro possono essere false, arrivo a opinioni (doxa).
Ovviamente, per Parmenide, il filosofo deve seguire la via della verità (aletheia).

Parmenide tramite la via della verità vuole arrivare a delle conoscenze sull’essere. Per questo è conosciuto come il padre dell’ontologia, perché è il primo filosofo che non indaga gli enti (fuoco, acqua, uomo, natura), ma preferisce indagare l’essere, ovvero tutto ciò che è, tutto ciò che esiste.
Attenzione però, perché quando parlo di enti, parlo di qualcosa di esistente. Ne parlo perché li vedo, li tocco, li percepisco. Ma abbiamo già detto di come i sensi non siano affidabili. Non posso, quindi, costruire una scienza basata sui sensi, perché non arriverei mai alla Verità. Quindi è inutile cercare di studiare ogni ente, perché tutti li potrei conoscere solo tramite i sensi. Molto meglio ragionare sull’essere, su tutto ciò che esiste.

Ma cosa vuol dire essere? Vuol dire ciò che è. Ovviamente al suo opposto vi è il non essere, ciò che non esiste. A questo ci si arriva per puro ragionamento, senza nessuna esperienza.
Se questo è vero allora possiamo ricavare già una conclusione:
“l’essere è e non può non essere, il non essere non è e non può essere”.
Cosa significa questa frase?
L’essere esiste e non può non esistere, perché altrimenti non sarebbe essere.
L’essere è ciò che esiste, se potesse non esistere non sarebbe più essere e sarebbe qualcos’altro.
Il non essere al contrario non è, e non può essere, perché se il non essere fosse essere allora dovrebbe esistere e non sarebbe più non essere.
Parmenide affermare questa frase applicare due principi cardine della logica, che lui ancora non sapeva come si chiamavano, ma che sarà poi Aristotele, qualche tempo dopo, a definirli:
il principio di identità e il principio di non contraddizione.

Determinato questo Parmenide è convinto di aver trovato una prima Verità sull’essere. Tutto questo ragionamento può sembrare banale, ma porterà a delle conseguenze che non lo saranno affatto.

Parmenide è convinto che ci sia una corrispondenza tra pensiero ed essere. Questo vuol significa che il modo in cui io ragiono, e il modo in cui funziona la realtà, sono simili. Seguendo il ragionamento fatto sull’essere, ho usato delle regole di logica, ovvero regole di come funziona la mia mente. Parmenide pretende che queste regole della logica spieghino la realtà. Si attende che l’essere nella realtà si comporti esattamente come si è pensato che si debba comportare. Per Parmenide la realtà è razionale, come è razionale la mia mente. C’è un legame, una corrispondenza tra il pensiero e l’essere. Per alcuni filosofi d’epoca moderna le cose non staranno così, la realtà non sarà affatto logica, non sarà razionale, anzi.

In epoca greca, potevo benissimo ragionare ed essere convinto che il mio ragionamento valesse anche al di fuori di me, valesse nel mondo. Se facevo un conto mentale, come 1 + 1 = 2, mi aspettavo che questo si riflettesse anche nella realtà. Ora questo risultava essere normalissimo, ma vedremo che andando avanti questa sicurezza verrà un po’ alla volta demolita.

Una seconda conseguenza della frase di Parmenide, è che la via della verità è ormai lontana dalla via dell’opinione. Queste due strade si stanno divaricando sempre di più. Questo perché secondo la ragione il non essere non può esistere, però i sensi ci dicono una cosa diversa. In realtà il non essere esiste. Nella nostra esperienza sensibile, il non essere è la morte. La morte è il passaggio dall’essere al non essere. Tutto ciò che diviene, ricollegandoci ad Eraclito, cambia, muta e sembra passare dall’essere al non essere. La morte è un passaggio dall’essere al non essere.
Se prendo due oggetti tra loro posso confrontarli, posso dire che questo oggetto non è quello. A riprova che il non essere esiste nella vita sensibile.
Per Parmenide la via della verità ci dice che: il non essere non esiste, e di conseguenza non esista neppure il divenire. Mentre la via dell’opinione ci dice che: il non essere esiste, e quindi esiste anche il divenire.

Usa la mente.

L’essere e le sue caratteristiche.
Da questa semplice frase di Parmenide si possono ricavare delle conseguenze che saranno ben più scioccanti di quello che si è detto finora. E tutto, semplicemente, applicando le regole della logica.

Ingenerato
L’essere può essere stato generato? Può aver avuto origine nel tempo? Domande del tutto lecite. Così come ci si chiede se l’universo è stato creato o se è sempre esistito. Domanda a cui ancora oggi abbiamo risposte parziali. Se l’essere fosse stato generato, vorrebbe dire che l’essere prima non c’era, e che a un certo punto avrebbe cominciato ad esserci. Ma se questo fosse vero, cosa ci sarebbe stato prima dell’essere? Se l’essere non c’era ci doveva essere il non essere. Ma il non essere non può esistere. Quindi è impossibile che l’essere sia stato generato. Dobbiamo quindi stabilire che l’essere sia sempre esistito. L’essere è ingenerato.

Eterno
Allo stesso modo possiamo dire che l’essere prima o poi avrà una fine?
Se avesse una fine vorrebbe dire che fino a un certo punto c’è stato e dopo non ci sarà più. Ma dopo quel momento cosa ci sarà? Il non essere. Ma il non essere non può esistere? No. Dunque anche questa ipotesi è sbagliata. L’essere deve essere imperituro, ovvero non finire mai nel tempo.
Ovviamente se l’essere è ingenerato e imperituro nel tempo è eterno.

Immobile
L’essere sta fermo o si muove?
Se l’essere si muovesse vorrebbe dire che passa da un punto A in cui è, a un punto B in cui non è. Bisognerebbe quindi chiedersi: cosa c’è nel punto B in cui l’essere non c’è? Soltanto il non essere. Ma il non essere non può esistere, dunque l’essere è immobile. Se si muovesse bisognerebbe dichiarare l’esistenza del non essere. Cosa che è impossibile.

Unico
L’essere è unico o ci sono più esseri?
Poniamo il caso che esistano due essere. Come si fa a dichiarare che esistano due cose? Due cose sono distinte tra loro quando tra di esse c’è una terza cosa diversa. Allora, per esistere due essere deve esistere in mezzo a separarli un terzo tipo di essere, diverso dall’essere, che non può essere altro che il non essere. Ma il non essere può esistere? No.
Dunque l’essere non può essere molteplice, deve essere unico.

Indivisibile
Si può dividere l’essere?
Se io potessi dividere l’essere vorrebbe dire che dovrei mettere in mezzo qualcosa per dividere le due parti. Questo qualcosa non può che essere il non essere. Ma si ritorna sempre alla stessa conclusione.
Quindi l’essere è indivisibile.

Omogeneo
L’essere è omogeneo o disomogeneo?
Se fosse disomogeneo accadrebbe che avremo delle parti con più essere e delle parti con meno essere. Ma dove ci fosse meno essere avremmo necessariamente qualcosa altro in più. Ma qual è l’unica alternativa rispetto all’essere? Il non essere. E ritorniamo sempre lì. Il non essere può esistere? No.
Quindi l’essere deve necessariamente essere omogeneo.

Le ultime due caratteristiche sono meno facili da comprendere.

Finito
L’essere è finito o infinito nello spazio?
Prima abbiamo detto che l’essere è infinito nel tempo, poiché è eterno. Ma dobbiamo chiederci anche, è infinito nello spazio? Se noi ragionassimo come abbiamo fatto fino ad ora probabilmente saremmo portati a dire che l’essere è infinito. Questo perché se dicessi che l’essere è finito, ed ha, per esempio, la forma del quadrato, l’area sarebbe l’essere, il perimetro lo delineerebbe, e tutto quello al di fuori sarebbe altro. Ma cosa ci può essere di diverso dall’essere? Solo il non essere, che non può esistere.
Pertanto l’essere non può essere finito ma deve essere infinito.
Questo è il ragionamento che si farebbe ai giorni nostri. Però i greci non ragionavano così, per loro l’infinito era un qualcosa di profondamente negativo. Noi siamo abituati a pensare all’infinito come infinita grandezza, come una cosa maestosa. Invece per i greci l’infinito era qualcosa d’incompiuto, di non realizzato, d’imperfetto. Pertanto quando Parmenide si deve chiedere se l’essere è finito o infinito, non accetta che possa essere infinito, e trova una soluzione alternativa per dimostrare che l’essere è finito. Parmenide sostiene che quando si pensa all’essere non lo si debba pensare come a un quadrato, ma piuttosto come ad una sfera tridimensionale. La sfera è una figura geometrica finita, ha un suo volume misurabile, non è infinita. Se però la percorro non troverò alcun confine. Posso camminare tutta la mia vita attorno alla sfera senza mai trovarne la fine, un confine. Quindi è, si, finita, ma infinitamente percorribile. L’essere è la sfera, perché è finita ma può esistere anche senza il non essere perché la sfera è infinitamente percorribile. L’essere è perfetto quando è sferico. Concezione che tornerà spesso tra i greci.

Necessario
L’ultima caratteristica dell’essere è che esso è necessario. Cosa vuol dire necessario in filosofia? Si usa questo termine per dire che si può verificare in un solo modo possibile. Che può esistere in un solo modo possibile. L’essere non può presentarsi in molti modi. Non può essere una volta unico, una volta molteplice, una volta immobile e una volta mobile. Una volta eterno e una volta mortale. Può essere solo in un unico modo possibile, dunque è necessario. Applicando la logica e il ragionamento, questi ci devono portare verso una Verità necessaria che è solo quella, non c’è alternativa.

Tutte queste cose cosa vogliono dire? Parmenide è convinto che non esista il divenire. Tutto ciò che a noi sembra accadere con i sensi è semplicemente un’illusione. Perché l’essere non muore, l’essere non può mutare, l’essere non può diventare non essere. Il che vuol dire che io sono immortale. Vuol dire che io non esisto per come mi vedo. La mia diversità da altri enti è solo un’illusione, perché l’essere è indivisibile. Quindi non c’è distinzione tra me e il resto, sono solo apparenze. Anche quando mi muovo, questo movimento è solo un’apparenza perché l’essere è immobile.
Parmenide ci sta dicendo che esistono solo due dimensioni:
– una dimensione della vita concreta, basata sull’esperienza, di quello che vedo, tocco e sento, che è tutta una falsità, è tutto un inganno.
– una dimensione solo del ragionamento, che invece è vera, che ci dice che le cose non stanno come sembrano.
Tutto questo può sembrare assurdo. Se dico che tu ed il libro siete due cose diverse, Parmenide direbbe di no. Direbbe che sembrate due cose diverse, ma non lo siete, siete parte dello stesso essere. Parmenide direbbe che sembrate divisi, ma non lo siete davvero. Che vi state muovendo, ma in realtà siete immobili. Capite che tutto questo discorso va contro i nostri sensi, contro quello in cui abbiamo sempre creduto. Quindi sembra assurdo.

Purtroppo Parmenide ci lascia tanti punti oscuri, perché l’aver scritto in un linguaggio poetico non aiuta.
Ma queste riflessioni sull’essere segneranno la storia della filosofia.

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